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lunedì 4 luglio 2016

La rubrica del mese: l'erbario magico

Caprifoglio

Il caprifoglio è una pianta rampicante che può crescere fino a 10 metri di altezza; le foglie sono verde smeraldo intenso, ma la sua parte caratteristica è il fiore che esprime la sua bellezza nei vari toni del bianco, giallo o rosa.
Il fiore, soprattutto verso il tramonto e la sera, emana un profumo inebriante, tuttavia non invadente e delicato, e
produce un nettare dolce che attira farfalle e api. Il caprifoglio è forse meno conosciuto di un altro grande protagonista di questa stagione, il gelsomino  (vedi oltre), tuttavia è veramente molto amato: oltre alla bellezza estetica ed al piacere della vista, trasmette anche una sensazione serenità, dolcezza, gioia di vivere e di fare e una sensualità non appariscente, discreta.
È usato fin dai tempi antichi all'interno delle case per portare benessere e prosperità economica, sia posto come decorazione (fa anche il suo bell'effetto scenico! ) sia bruciato come incenso. Collegato a Giove, ne esprime le caratteristiche di generosità e crescita.

Appeso sopra la porta, si dice che tenga lontane le cattive influenze e ad attirare quelle benefiche.

Infine, il caprifoglio è utile anche in meditazione: il suo profumo dolce e delicato aiuta a calmare e chiarire i pensieri rilassare la mente.
A prescindere dall'uso che ne vogliate fare, non perdetevelo!


Gelsomino
Il gelsomino è una pianta arbustiva che fiorisce in questo periodo; il suo profumo si espande in lungo e in largo,
senza sforzo, quasi con prepotenza durante le notti estive, e crea un'atmosfera incantata, dolce e sensuale, riportandoci in contatto con i nostri sensi; calma la mente e la distrae dalle sue preoccupazioni, riportandola al qui ed ora, semplicemente a quello che viene percepito dai nostri sensi.

Il gelsomino è  un fiore principalmente legato all'aspetto femminile e lunare, quindi a divinità come Selene, Afrodite o Venere.
Infatti, è uno degli ingredienti principali negli incantesimi d'amore, come anche negli incantesimi che riguardano la gioia di vivere, la felicità e la sensualità.
Tra le sue caratteristiche ha anche quella di attirare, quindi può essere usata in tutte quelle situazioni in cui vogliamo portare qualcosa nella nostra vita, con le caratteristiche proprie del gelsomino.
Può essere usato come incenso, ma ancora meglio come olio essenziale o estraendone l'aroma in un olio base, come per esempio jojoba o girasole; lo useremo poi per ungere candele, testimoni o anche noi stessi.
Leggenda vuole che spesso le petizioni alla Dea per il benessere e la prosperità venissero messe in atto durante la notte di luna piena, di fronte una pianta di gelsomino, lasciando poi una moneta vicino alle sue radici, con l'intento che la moneta si moltiplicasse come crescevano i fiori del gelsomino, con la speranza di sentire il profumo della gioia e del successo altrettanto facilmente come quello dei fiori di gelsomino.

 


Iperico

L'Iperico è una pianta perenne sempreverde, con fusto eretto, che per tutta l'estate si ricopre di fiori giallo oro, con cinque petali; tenendone le foglie in controluce, possiamo vedere tanti piccoli buchini (da cui il suo nome - perforatum): la caratteristica dell'iperico, infatti, per cui è molto facile individuarlo in caso di dubbio, è che all'interno delle foglie e dei fiori ha delle piccole vescicole di olio:  sfregandole fra le mani le potremmo trovare tinte di rosso o arancione carico.
L'iperico, anche detto caccia diavoli, erba delle streghe, o erba di san Giovanni, ha una lunghissima tradizione in campo magico: appeso fuori dalla porta, veniva usato per proteggere la casa dai fulmini e ovviamente da tutte le presenze negative (ironia, anche dalle streghe).
Noi lo usiamo come simbolo del sole e della sua forza in questo periodo, in cui raggiunge il suo apice (è infatti molto usato nelle celebrazioni di Litha). Tradizionalmente, qui in Italia viene raccolto nel magico giorno di San
Giovanni, all'alba.

Questa pianta agisce portando tutte le caratteristiche del sole nella nostra vita:si può usare per il successo, per migliorare il tono dell'umore, per la gioia di vivere, per la protezione e come simbolo dell'energia maschile e solare.
Dal punto di vista medico ha interessanti utilizzi, quindi possiamo usarla sicuramente anche in incanti rivolti alla guarigione.
Consiglio: l'olio rosso estratto dai suoi fiori è un ottimo lenitivo della pelle (davvero, fa miracoli).


Per approfondire:



Campanini, Enrica: Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, ed. Tecniche Nuove 2012

Cunningham, Scott: Enciclopedia delle piante magiche, ed. Mursia 

Dugan, Ellen: Garden Witchery: Magick from the Ground Up, ed. Llewellyn Publications 

Rosella: Le erbe delle streghe nel Medioevo, ed. Penne & Papiri 

Scott, Devon: I giardini incantati. Le piante e la magia lunare, ed. Venexia


lunedì 7 dicembre 2015

Gli alberi del Natale

C'è molto da dire sulla correlazione tra il periodo del Solstizio d'Inverno e gli alberi. Può sembrare strano visto che l'inverno è il periodo di minor sfoggio della vegetazione, ma chi è un minimo familiare con il pensiero pagano non se ne potrà sorprendere: è normale esaltare qualcosa proprio nel momento in cui quella cosa “manca”. Il Solstizio invernale celebra il sole proprio in un momento in cui il sole “manca” (non manca mai davvero, ovviamente, altrimenti la Terra andrebbe alla deriva nello spazio e noi saremmo tutti morti nel giro di un “amen”, o di un “blessed be”), ma si celebra qualcosa di cui si sente la mancanza proprio perché se ne vuole favorire il ritorno. Vi sembra un paradosso? Benvenuti nella mentalità pagana, che nel caso delle feste spontanee, universali, trans-culturali come il Solstizio, equivale a dire “benvenuti nella mentalità umana”.
Il Solstizio è una festa di luce, di fuoco, di sole... e di speranze per il ritorno dell'estate e della vegetazione.
Se si pensa al rapporto fra il Natale e gli alberi, la prima cosa che viene in mente, quella più manifesta, è l'albero di Natale. Ogni anno lo portiamo nelle nostre case e lo addobbiamo di colori e luci, con gioia, con aspettativa della grande festa, e chi come me ha dei gatti, anche con una certa dose di testardaggine, per amore delle tradizioni.
Qualcuno appende anche decorazioni in giro per la casa. Tradizionalmente, si appendevano rametti di sempreverde, come il vischio e l'agrifoglio.
Infine, un'ultima cosa va riportata circa le usanze di Natale legate agli alberi: la tradizione di bruciare un grosso ceppo nel camino, una tradizione che deriva forse dai fuochi rituali dei solstizi.

Ora analizzeremo questi simboli del Solstizio, uno alla volta.


Le decorazioni vegetali

Le tradizioni natalizie, specialmente quelle che riguardano la vegetazione, sono innumerevoli e presentano dettagli diversi da regione a regione, ma in questo articolo mi limiterò a citare il famoso albero di natale, il ceppo, e quelle che chiamerò genericamente “decorazioni vegetali”, i rametti di sempreverde che dagli albori della nostra Storia si usano per addobbare le case in occasione del solstizio d'inverno.
Ai tempi dei romani, durante le festività dei Saturnalia si addobbavano le case con rami di abete, per simboleggiare la fertilità di un albero che resta verde in inverno, e ghirlande di alloro. La ghirlanda è una decorazione natalizia che usiamo ancora oggi, e per qualcuno simboleggia la ruota dell'anno.
In Inghilterra (e non più solo lì) è d'uso adornare le case di agrifoglio alla vigilia di Natale, mentre in Italia si usava mettere nelle stalle il ginepro: entrambe queste piante si diceva scacciassero le streghe, ma ovviamente si parla di una superstizione risalente a quando “strega” era sinonimo di “agente di forze maligne”. Le decorazioni di vischio invece avevano un “compito” più gioioso: le fanciulle che desideravano trovare marito entro l'anno, per buon augurio dovevano lasciarsi baciare sotto un rametto di vischio, perché il vischio è associato alla fertilità e all'amore.

L'albero di Natale

Molto è stato scritto sull'albero di Natale, sulle sue origini e sul suo significato. L'albero di Natale si ricollega ai culti precristiani della vegetazione e del fuoco, ma la tradizione è ri-attestata in Europa in epoca piuttosto recente. Riporta D'Apremont nel suo “La vera storia di Babbo Natale”:

«Secondo la leggenda, nell’VIII secolo l’«albericida» Bonifacio avrebbe fatto abbattere un albero sacro a Geismar, in Germania, durante la vigilia di Natale, e l’avrebbe consacrato al Cristo dando vita al primo «albero di Natale». Esisterebbero tracce di pratiche antichissime dell’albero di Natale, in particolare in Islanda. (…)
L’albero di Natale occupa un posto evidente, naturale, a Natale. È il simbolo di ciò che più manca in questo periodo di indigenza: il verde e la luce. Al punto che ci si può domandare, se l'invenzione è recente, perché nessuno ci abbia pensato prima. Apparentemente, non c’è traccia di quest’usanza prima degli anni ‘20 del XVI secolo, nei paesi renani (Germania) e in Alsazia.
Esiste un editto municipale di Sélestat del 1521, conservato negli archivi della città, che autorizza le guardie forestali a lasciar tagliare dei piccoli abeti per le feste di Natale. Lo stesso tipo di ordinanza entrerà in vigore a Strasburgo nel 1539. Un dipinto di Strasburgo risalente al 1521 mostra ugualmente un albero decorato portato solennemente in processione. Dietro, su un cavallo, un personaggio con la tiara è a volte interpretato come Babbo Natale.»


Forse il personaggio sul cavallo è a volte interpretato come Babbo Natale perché è vestito dei colori “tipici” del Natale, rosso, bianco e verde.
L'albero qui ritratto non è un sempreverde, ma probabilmente una quercia; infatti non solo l'abete ha ricoperto, nel tempo, il ruolo di “albero del fuoco” o di “albero del mondo”. È proprio questo che, secondo l'interpretazione di diversi studiosi, l'albero di Natale simboleggia: è Yggdrasil, l'albero della vita ma anche albero del fuoco.
L'albero di Natale odierno è fortemente legato a una simbologia di luce, e la luce è il sole che ritorna ma è anche il fuoco che ci permette di sopravvivere durante la stagione fredda, così che la vita possa perseverare... e quale simbolo della sopravvivenza è più incisivo di un albero sempreverde, un albero che non si piega alla “piccola morte” dell'inverno e che quindi è “immortale”?

Non è difficile vedere come sebbene la tradizione dell'albero di Natale sia relativamente recente, la sua origine sia da ricercarsi nel nostro passato più lontano. Giustamente Lévi-Strauss scriveva «se nei tempi preistorici non vi fosse mai stato un culto degli alberi che si è poi perpetuato in diverse usanze folkloristiche, l'Europa moderna non avrebbe “inventato” l'albero di Natale.»


Il Ceppo

Scriveva il De Gubernatis a fine '800:

«La festa di Ceppo è quindi chiamata in Toscana la festa del Natale. Il Fanfani, nel suo piccolo Vocabolario dell'Uso Toscano, scrive che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riuniscono tra loro, e, tra l'altre cose d'allegria che sogliono fare, mettono nel fuoco, intorno al quale si riunisce la famiglia prima della cena, un grosso ceppo di legno a bruciare; si bendano i bambini della casa, e, così bendati, si fanno battere colle molle sul ceppo, e nel battere si fa loro recitare una canzoncina detta l'Ave Maria del Ceppo; la quale canzoncina ha la virtù di far piovere sul ragazzo ogni maniera di dolci, o altro, secondo la facoltà degli astanti. Il ceppo di Natale, messo come simbolo d'augurio di fecondità alla casa ed al campo, con solenni dimostrazioni di gioia, ad ardere sul focolare, è usanza tuttora viva in ogni provincia italiana ed in molte parti della Francia, specialmente in Provenza, ove si va solennemente a levare il ceppo o tréfoir per collocarlo sul focolare della cucina o della stanza del padrone di casa.
Nel portare il ceppo si cantava: «Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane (il panettone milanese, simbolico dell'abbondanza di pane che si spera di avere per tutto l'anno, come l'enorme ceppo è simbolico della vegetazione, della vita che si spera di far durare tutto l'anno, da un Natale all'altro); ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca del vino.» Si fa quindi venire il più piccolo bambino della casa, il quale deve accostarsi al ceppo, spandervi come una benedizione un bicchier di vino, dicendo, s'egli è da tanto: in nomine Patris, ecc.; s'ei non può c'è sempre chi deve dirlo per lui, affinché la benedizione abbia il suo effetto. Mettesi quindi il ceppo al fuoco; e per tutto l'anno si conserva una parte del carbone de ceppo, per farlo quindi entrare nella composizione di parecchi rimedi superstiziosi. Posseggo un libercoletto abbastanza raro, intitolato: Curioso discorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Mancia solita a darsi nel tempo del Natale, stampato a Bologna nell'anno 1621 (…) avverto solamente che il carbone del ginepro bruciato a Natale, che serba la sua virtù magica per un anno, risponde perfettamente al carbone del ceppo natalizio provenzale al quale viene attribuita la medesima virtù, e rammento ancora una volta che l'agrifoglio natalizio inglese ha il medesimo significato del ginepro.
Che il ceppo natalizio italiano e francese tenga poi il posto dell'intero albero natalizio degli usi nordici, lo si può argomentare dal trovare l'uso della Valdichiana di picchiare sul ceppo per augurio di fecondità, applicarsi in Germania agli alberi viventi, i quali nella notte di Natale vengono colpiti, affinché nel nuovo anno che incomincia col Natale possano riuscire fruttiferi.»

Il grosso ciocco a volte veniva fatto bruciare il giorno di Natale fino a tutto il giorno seguente, alcune altre fonti riportano la tradizione di lasciar bruciare il ceppo, ininterrottamente, fino alla Befana (doveva quindi essere veramente enorme!). In campagna era relativamente facile procurarsi il Ceppo, in città le cose erano più complicate, ma si ha notizia del fatto che a Firenze, per esempio, nei giorni precedenti il Natale si svolgeva il mercato dei ceppi e vi si trovavano dolci e vari ingredienti per allestirlo (lo si allestiva, in Toscana, anche con decorazioni colorate, festoni, fiocchi e pigne colorate... addobbato come l'albero di Natale).
Come già detto, un tempo il ceppo veniva benedetto, ornato, cosparso di vino, o di grasso, o di burro, e acceso dal capo di casa oppure dal nato più recente. La sua origine non certo quella di uso natalizio, ma deriva dal fuoco sacro dei riti del solstizio d'inverno, in collegamento diretto col sole, simbolo di luce e di fuoco, e in collegamento con le forze telluriche in quanto oggetto di natura vegetale, e con il mondo dei morti, perché nella visione pagana i morti erano simbolicamente legati alla vita vegetale. In questo, il ceppo ricorda la funzione dell'albero di Natale come Albero del Mondo.

La tradizione del Ceppo di Natale è naturalmente conosciuta in tutta Europa. Sarebbe un errore pensare che nel Nord Europa abbiano la tradizione dell'albero e noi quella del ceppo. Lo “Yule Log”, come è conosciuto in inglese, è un'usanza pan-europea che alcuni vogliono far risalire alla tradizione scandinava di tagliare e bruciare un albero in occasione dello Yule, il solstizio d'inverno:

«Lo “Yule Log” era in origine un intero albero, che veniva scelto con cura e portato nella casa con grande cerimonialità. L'estremità più larga del tronco veniva posta nel cuore delle fiamme mentre il resto dell'albero sporgeva fuori nella stanza! Il ceppo veniva acceso ceneri rimaste dal ceppo dell'anno prima che venivano conservate con cura»

Anche quest'usanza prevedeva di bruciare il ceppo per i “dodici giorni di Natale” fino all'Epifania.


Nikker


Fonti e approfondimenti:

A. De Gubernatis, Storia comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indoeuropei
A. D'Apremont, La vera storia di Babbo Natale
J. Frazer, Il ramo d'oro
Claude Lévi-Strauss, Babbo Natale giustiziato

Questi libri e siti ovviamente non esauriscono quel che ci sarebbe da dire sul Natale e sulle sue origini pagane, sono solo le fonti che ho usato per questa ricerca su un argomento parziale, gli alberi del Natale. Una bibliografia consigliata per approfondire il Solstizio e le sue tradizioni a tutto tondo richiederebbe un articolo a parte.

In questo articolo ho parlato delle piante che generalmente compaiono nelle nostre case a Natale e della loro simbologia, ma per approfondire le virtù delle singole piante consiglio articoli e libri specializzati sul tema, a cominciare dall'articolo di questo blog di settimana scorsa, Magia verde invernale.



lunedì 30 novembre 2015

Magia verde invernale


L'inverno è alle porte; i caldi colori dell'autunno cedono il passo al gelo e alla neve, la terra sembra dormire. In questo periodo di riposo vegetativo, ci sono tuttavia delle piante che restano verdi e vitali e possono aiutarci a portare il sole nelle nostre case.


AGRIFOGLIO
Forse il simbolo per eccellenza del solstizio d’inverno e del periodo delle festività invernali; praticamente onnipresente nelle celebrazioni di Yule, nel classico ceppo e sugli altari; il verde delle foglie ed il rosso delle bacche richiamano la forza vitale, di cui è simbolo.
L'agrifoglio possiede sia la “versione” femminile (che produce molte bacche rosse) che quella maschile (bacche in quantità minore e piccoli fiori verdi).
Se piantato come bordura o cespuglio nel proprio giardino, porta fortuna alla casa ed ai suoi abitanti; infatti, si crede che protegga dai fulmini, dalla sfortuna, dagli spiriti con un brutto carattere e da tutte le persone negative (meglio di così!).
Molto utile negli incantesimi volti alla difesa personale, soprattutto in periodi faticosi e pesanti, o quando abbiamo la sensazione che qualcuno ci rivolga pensieri non proprio amorevoli: sconsigliabile usarlo nei sacchetti per semplici ragioni di praticità, dà molta più soddisfazione se appeso all’ingresso di casa, dove la sua sola vista ci ricorderà che siamo protetti.
Pianta associata al fuoco e a marte.



 ARANCIA
Associata al Sole sia nell’immaginario collettivo che in magia, viene impiegata spesso nelle decorazioni di Yule: ci ricorda della presenza della luce e della sua futura rinascita, anche nel mezzo dell’inverno.  Come il Sole, l’arancia alleggerisce e rinvigorisce l’animo, allontana i brutti pensieri ricorrenti e aiuta chi si sente confuso a ritrovare la strada.
E’ molto versatile e si può impiegare in diversi modi: l’olio essenziale o la buccia  (fresca o essiccata) rientrano nella preparazione di sacchettini, pot pourri, talismani e incensi volti alla guarigione, al benessere, al denaro (è associata anche all’oro, per via del suo colore).
Consigli per l’uso: è preferibile non bruciare la buccia sul classico carboncino perché l’aroma ne verrebbe alterato; meglio un brucia essenze, o una pentola d’acqua bollente in cui si possono aggiungere, oltre all’arancia, cannella e chiodi di garofano (mix utilissimo anche come bagno rigenerante, magari in preparazione ad un rituale di successo economico).
Il frutto, svuotato della polpa e con una piccola aggiunta di olio, diventa una deliziosa candela (godibile anche solo come decorazione, utilizzabile per sostituire le classiche candele negli incantesimi o come offerta).


CANNELLA
Una tra le spezie più antiche e più versatili: il suo aroma si accorda tanto a piatti dolci quanto a preparazioni salate. Allo stesso modo è molto flessibile anche in campo magico ed è utile in numerosi casi.
Associata al sole, si può usare in incensi e sacchetti volti ad incoraggiare la guarigione ed il buonumore, per alzare l’energia personale e per attirare il successo (interessante mischiata con arancia, chiodi di garofano e zenzero).
Funziona bene sia in polvere, sia in stecche che in olio essenziale (attenzione: fortemente irritante per la pelle e le mucose, non usarlo mai puro ma diluito all’1-2% in un olio base - ad esempio di girasole, se vogliamo potenziare l’associazione solare).
Per via del suo temperamento caldo e speziato, a metà strada tra la dolcezza e la piccantezza, rientra in molti incantesimi d’amore, tanto per attirare una nuova relazione quanto per “scaldarne” una esistente (in questo caso combina bene con gelsomino, ylang-ylang o rosa e una punta di peperoncino).
Infine, risulta utile anche nella protezione e difesa personale (anche in questo caso insieme ai chiodi di garofano, per esempio).



PINO
Albero sempreverde della grande famiglia delle conifere, associato con Yule. Largamente usato nella stagione invernale, il suo profumo è molto utile nella meditazione e nel radicamento (mischiato con o.e. di abete e cedro, per avere l’impressione di trovarsi in montagna).
Nel linguaggio dei fiori, il pino simboleggia l'amicizia,la lealtà, la perseveranza e una lunga vita.
Gli usi magici della pianta variano a seconda della parte usata: la resina, che ha un’ottima azione balsamica sulle vie aeree congestionate, è usata, in incenso,  per la purificazione degli ambienti e delle persone e per favorire la guarigione.
Le pigne sono un simbolo di prosperità e sono utilizzate sia come decorazione per l’altare, sia in incantesimi per favorire l’incremento economico.
Portare dei rami freschi di pino in casa, nel periodo del solstizio, porta salute e buona fortuna per tutto l'anno; si dice anche che serva per attirare le fate all’interno della casa, in modo da farle partecipare alle festività della famiglia.
Gli aghi, infine, sono utili tanto nella protezione della casa e delle persone, quanto nei rituali legati al denaro.



TASSO (attenzione, mortale: non ingerire!)
Albero sempreverde, a crescita molto lenta, che può raggiungere i 20 metri in altezza. Le foglie, strette e molto simili ad aghi, sono verde scuro, mentre le bacche sono rosso brillante e contengono un seme nerastro, tossico se ingerito (mortale, in quantità più che minime).
I suoi colori brillanti, così vividi pur nel gelo dell’inverno, sono simbolo dell’energia vitale che non si esaurisce mai: da qui deriva la sua associazione con Yule.
Albero sacro ai Druidi, era, ed è tuttora, associato anche con la morte, la rinascita e l’immortalità (si dice segnasse l’entrata nell’aldilà; l’albero della vita della tradizione norrena, Yggdrasil, era, in alcune fonti, un tasso); queste caratteristiche sono facilmente comprensibili: il legno era usato per fabbricare archi lunghi e frecce, le sue bacche sono velenose, ma la pianta ha una lunga vita e può arrivare fino al millennio d’età.
E’ governato dal pianeta Saturno e la sua corrispondenza elementale è l’acqua.
Per tutti questi motivi, è usato nel lavoro sugli antenati ed nei viaggi astrali; inoltre, viene considerato protettivo se piantato nel giardino o intorno ai luoghi di sepoltura. La corteccia, ad oggi, è usata per fabbricare bacchette e rune. 

VISCHIO (attenzione, tossico: non ingerire!)
il vischio è comunemente considerata una pianta parassita, sebbene possa crescere anche da sola; più spesso, tuttavia, si trova sui rami o i tronchi di altri alberi, soprattutto quelli con una legno morbido: sopravvive facendo penetrare le proprie radici nella corteccia dell'ospite e prendendone la linfa. Ha lunghe foglie verdi, fiori gialli e bacche bianco-dorate, traslucide, il cui succo risulta colloso (da cui l’espressione rimanere invischiati). In inverno, il contrasto con la nuda corteccia dell’albero ospite fa risaltare il colore dorato del vischio: per questo uno dei suoi nomi popolari è ramo d’oro. Siccome non ha radici, ma sembra quasi che compaia dal nulla, è considerata una pianta che si trova a metà tra i due regni, cielo e terra.
Secondo la tradizione druidica, la pianta doveva essere raccolta a mezz'estate, con un falcetto d'oro e non bisognava permettere che toccasse mai il terreno. Era considerato particolarmente sacro il vischio trovato sulle querce, a motivo della sua rarità.
Secondo alcune tradizioni, l’usanza di baciarsi sotto il vischio sembra derivare da antichi riti sulla fertilità o, alternativamente, dalla sua associazione con l’eternità (l’albero ospite, infatti, muore durante l’inverno, ma la sua forza vitale resta, racchiusa nel vischio) e la magia (era ritenuto nato dal fulmine e sceso quindi dal cielo). Nel linguaggio dei fiori, il vischio significa “ti offro tanti baci quante sono le stelle nel cielo”.
In magia, è usato per la protezione, la guarigione e la fortuna, ma è anche connesso con il lavoro sui sogni.
Nella tradizione norrena è tuttavia legato ad un evento doloroso. Baldr, il figlio della dea Frigg, era il più amato di tutti gli dei Asi; sua madre, nel tentativo di scongiurare la sua morte, preannunciata come imminente, radunò tutto il mondo animale e vegetale, facendosi giurare da tutti gli  esseri viventi  che mai avrebbero nuociuto al figlio; tralasciò soltanto il vischio, considerandolo troppo tenero ed innocuo.
L’immancabile Loki, accortosi di questa mancanza, ne approfittò immediatamente: convinse Hoder, un dio cieco (sempre meglio far fare il lavoro sporco ad altri!) a provare l’immortalità di Baldr usando il vischio come arma; la pianta, conficcatasi nel cuore, lo uccise. Leggenda vuole che le lacrime di Frigg siano da allora sempre visibili, sotto forma di piccole bacche bianco-dorate.



Per approfondire:
Cunningham, Scott: Enciclopedia delle piante magiche, ed. Mursia
Dugan, Ellen: Garden Witchery: Magick from the Ground Up, ed. Llewellyn Publications
Moura, Ann: Stregoneria verde. Magia popolare, tradizioni fatate e l'arte delle erbe, ed. Elfi Omicciolo Valentini, Rosella: Le erbe delle streghe nel Medioevo, ed. Penne & Papiri
Scott, Devon: I giardini incantati. Le piante e la magia lunare, ed. Venexia