martedì 21 giugno 2016

Starhawk

Miriam Simos, meglio conosciuta come Starhawk, è nata a Saint Paul il 17 giugno 1951.
Ha conseguito la laurea in Belle Arti presso la U.C.L.A (University of California, Los Angeles).
Nel 1973, come studentessa laureata in Cinema alla U.C.L.A, Starhawk ha vinto il prestigioso Samuel Goldwyn Creative Writing Award. Ha conseguito un Master in psicologia con specializzazione in terapia femminista presso l’Antioch University West nel 1982. Ha insegnato in diverse scuole e università della San Francisco Bay Area, tra cui la John F. Kennedy University, la Antioch West, l'Istituto di Cultura e di Spiritualità della Creazione nell’Holy Names College, e la Wisdom University. È attualmente docente a contratto presso il California Institute of Integral Studies.
È una delle teoriche più conosciute del neopaganesimo e dell'ecofemminismo, è co-fondatrice del Reclaiming, una branca attivista del moderno paganesimo creata alla fine degli anni settanta, e continua a lavorare a stretto contatto con la comunità Reclaiming (www.reclaiming.org).
Negli anni settanta entrò attivamente nella comunità neopagana della San Francisco Bay Area, e si è formata con Victor Anderson, fondatore della Tradizione Feri della stregoneria, e con Zsuzsanna Budapest, una femminista separatista coinvolta nella Tradizione della Wicca Dianica.
La sua influenza è stata importante nella decisione della Unitarian Universalist Association di includere le tradizioni incentrate sulla terra fra le loro fonti di fede. È stata un attivo membro di – e ha guidato molti workshops per – il Covenant of Unitarian Universalist Pagans (CUUPS), un gruppo di interesse di Unitariani che onorano le vie spirituali pagane, tribali, basate sulla Dea, e incentrate sulla terra.  Attivista per la non violenza, il femminismo, l'ecologia ed il movimento no global, si definisce come una pioniera nella riscoperta di una spiritualità basata sulla terra e di una religione della Dea. Collabora con Beliefnet.com e On Faith, il forum online del Washington Post che tratta di religione, ed è una promotrice della permacultura.
Starhawk viaggia per tutto il mondo insegnando magia e attivismo. Vive facendo la spola tra San Francisco, dove abita in una casa comunitaria con i suoi genitori e amici, e una piccola casupola tra gli alberi nel Sonoma County occidentale, California, dove pratica la permacoltura nei suoi giardini, e scrive. I suoi lavori sono stati tradotti in spagnolo, francese, Tedesco, danese, olandese, italiano, portoghese, polacco, ceco, greco, giapponese e birmano. I suoi saggi sono ristampati in tutto il mondo, e sono stati inclusi in numerose antologie.
Il suo lavoro
Starhawk è una delle più conosciute e rispettate voci della moderna spiritualità basata sulla terra. È anche ben nota come attivista per la giustizia globale, e il suo lavoro e i suoi scritti hanno ispirato le azioni di molti. È autrice o co-autrice di dodici libri, incluso The Spiral Dance: A Rebirth of the Ancient Religion of the Great Goddess (La danza a spirale), da lungo tempo considerato un testo essenziale per il movimento neopagano. Fin dalla suapubblicazione, The Spiral Dance è diventato un classico della Wicca e della moderna stregoneria, del femminismo spirituale (come suona male, che ne dite di “della spiritualità femminista”?), del Movimento della Dea e dell’ecofemminismo. Questo suo lavoro si distingue per il suo misticismo visionario, per la sua filosofia di armonia con la natura e di consapevolezza estatica. The Spiral Dance è stato continuamente ristampato per trent’anni e rivisitato due volte.
In realtà, secondo la mia opinione, è un libro decisamente datato e che fa riferimento a quelle che all’epoca potevano essere ipotesi archeologiche e storiche più o meno accreditate ma che oggi lo sono decisamente meno, se mai lo sono state (un po’ troppo spesso fa riferimento alla Murray). Tuttavia è un discorso che resta valido in chiave mitopoiedrica, e il libro è interessante per lo spirito che trasmette, per il messaggio che veicola. Sul femminismo di Starhawk – più precisamente sulla questione se sia davvero convinta dell’uguale valore di uomini e donne – ho letto opinioni discordanti, ma il suo libro non mi è parso, almeno nella nuova edizione, fondamentalista in questo senso. Parla anche, e in modo convincente, dell’evoluzione e della liberazione spirituale degli uomini; ne parla comunque in chiave un po’ femminista, ma in questo non ho letto malafede, solo un limite – come se riuscisse a cogliere solo un aspetto dell’intera questione, però è normale che vi sia un limite laddove vi è una forte presa di posizione.
I suoi libri comunque sono caratterizzati da un forte sprone alla pratica – ci sono molti esercizi da svolgere. Sicuramente seguire le pratiche suggerite aiuta a capire i concetti espressi nei libri, specialmente visto che i libri sottolineano l’importanza dell’esperienza e della percezione.
Molti dei migliori saggi di Starhawk sulla politica — che hanno il merito di aver aiutato il movimento per la giustizia globale a trovare e definire sé stesso — sono state raccolte nel suo libro Webs of Power: Notes from the Global Uprising.
Verso la fine degli anni '80 è stata co-scrittrice per la popolare trilogia di film conosciuta come la Serie della Women's Spirituality: Goddess Remembered, The Burning Times, e Full Circle. Starhawk e Donna Read fondarono una loro propria compagnia cinematografica, Belili Productions (http://belili.org), per fare documentary sulle donne e sulla terra.
Il loro primo lavoro è stato Signs Out of Time (2004), un documentario sulla vita dell’archeologa Marija Gimbutas. Il loro secondo documentario, Permaculture: The Growing Edge, è uscito nel 2010. Starhawk ha fatto anche molti brevi documentari che si possono trovare su YouTube: "The Spiral Dance Ritual," "Reclaiming’s Spiral Dance: Three Decades of Magic," "Permaculture in the City," e "Permaculture Principles at Work."
Starhawk ha registrato molte audiocassette e CD; le più recenti, "Wicca for Beginners" (2002), "Wiccan Rituals and Blessings" (2003), e il set di 4 CD "Earth Magic" (2006). Occasionalmente ha scritto canzoni, e alcune delle sue canzoni e canti vengono usati nei rituali in tutto il mondo.
BibliografiaLibri ed opere scritti da Starhawk: - The Spiral Dance: A Rebirth of the Ancient Religion of the Great Goddess (1979, 1989, 1999), edito in Italia nel 2002, da Macro edizioni, con il titolo La danza a spirale
- Dreaming the Dark: Magic, Sex, and Politics (1982, 1988, 1997)
- Truth or Dare (1988)
- The Fifth Sacred Thing (1993), edito in Italia nel 1996, da Tea, con il titolo La quinta cosa sacra (è un romanzo)
- Walking to Mercury (1997) (è un romanzo)
- The Pagan Book of Living and Dying (1997), scritto con M. Macha Nightmare e il Reclaiming Collective
- Circle Round: Raising Children in the Goddess Tradition (1998), scritto con Anne Hill and Diane Baker
- The Twelve Wild Swans: A Journey Into Magic, Healing and Action (2000), scritto con Hilary Valentine
- Webs of Power: Notes from the Global Uprising (2003)
- The Earth Path (2004), edito in Italia nel 2005 da Macro edizioni con il titolo Il sentiero della terra
- The Last Wild Witch. Illustrated by Lindy Kehoe. Portland, Oregon: Mother Tongue Ink. (2009) (è un romanzo)
- The Empowerment Manual: A Guide for Collaborative Groups. (2011)
-City of Refuge (2015) (è un romanzo)

Nikker


lunedì 13 giugno 2016

Litha

Occorrente:
1 grande candela bianca
1 candela rossa per persona più piccola (tipo tea light)
Il “vostro” set per celebrazioni
Fiori e frutti di stagione come offerte e decoro del vostro altare (o dove procederete con la celebrazione)
Impostate l´inizio del vostro rituale secondo le vostre abitudini, grounding&centering, apertura del cerchio ed invocazione dei quattro elementi sono prassi comune per preparare noi stessi e lo spazio sacro nel quale andremo a lavorare, il miglior consiglio é nel caso non abbiate una vostra routine, crearne una che vi venga dal cuore….utilizzare le vostre parole con il vostro intento é sempre la freccia più potente e precisa!
Il seguente rituale può essere celebrato sia in gruppo, che in solitaria, per comodità spiegherò lo svolgimento per un gruppo, benvenute siano le vostre personalizzazioni a quanto proposto.
Ponetevi in cerchio intorno all´altare, ad ogni membro deve essere data una tea light rossa, la Sacerdotessa recita a sud dell´altare:

Siamo qui oggi per celebrare il potere e l´energia del Sole, quale nostra fonte di calore e luce in tutto il mondo. Oggi, a Litha, solstizio d´estate, incontriamo il giorno più lungo dell´anno.
Da Yule sino ad oggi il sole si é mosso nella propria danza rituale sempre più vicino alla Terra; che i boccioli fioriscano, le messi crescano floride e la vita ritorni ancora una volta. Oggi siamo qui per onorare il Dio e la Dea del Sole.

La Sacerdotessa accende la candela bianca posta sull´altare:

Il Sole é la nostra ultima fonte di calore e luce, come ogni fonte di luce esso brilla con splendore e irradia il mondo. Il Sole posa il suo sguardo su ognuno di noi, inondandoci di luce, ogni giorno, nell´infinito circolo di luce. Oggi condividiamo tra di noi, attraverso questo cerchio, il potere del cerchio di luce.

Utilizzando la candela bianca sull´altare, la Sacerdotessa accenda la sua tea light rossa e, voltandosi in senso orario verso la persona allei più vicina, accende a la sua candela utilizzando la propria e dicendo:

possa tu essere riscaldato e confortato dal calore del Sole.

La seconda persona a sua volta si rivolge alla sua sinistra ed accendendo la candela dell´altro ripete la stessa frase, continuando fino ad esaurire i membri.
Al termine ogni membro allunghi le mani verso l´altare al centro, avvicinando le proprie candele e recitando la seguente invocazione (adattate, in caso, i nomi delle divinità al Pantheon che preferite)
Che gli Dei portino luce in noi, siate i benvenuti!
Hail Ra, che porti a noi luce ogni mattino,
Hail Apollo, che ci guarisci con i tuoi raggi lucenti,
Hail Kernunnos, la cui fertilità fiorisce come il sole acquista potenza,
Hail Helios, i cui destrieri imperano attraverso la volta celeste
Hail Hestia, le cui fiamme sacre spazzano via la notte
Hail Sunna, sorella della Luna, portatrice di luce
Vi invochiamo oggi, ringraziando per le vostre benedizioni, accettando i vostri nomi. Attingiamo a voi per la nostra forza, la nostra guarigione, la nostra vita!
Hail a voi, potenti divinità del sole!

Ogni membro ponga ora la propria candela rossa sull´altare intorno a quella bianca.
La Sacerdotessa recita:

il sole irradia, senza mai morire, senza mai interrompersi,
il calore e la luce di oggi siano con noi ogni giorni,
anche se essi da oggi andranno ad accorciarsi
dando spazio al lato oscuro dell´anno,
fino a che il sole ritorno al suo splendore ancora una volta!

Potete a questo punto procedere con la condivisone di dolci e bevande, oppure concludere il rituale ringraziando e salutando i quarti ed aprendo il cerchio per procedere alla festa!

Lily VioletSnake

lunedì 6 giugno 2016

L'Altare

Uno degli elementi comuni a diverse religioni e culti è l’altare. Sin dall’antichità luogo focale e cuore sacro di rituali e templi. L’altare è un luogo unico e speciale, d’incontro tra il mondo ordinario e quello divino. Fisso, mobile, monumentale, nascosto, in pietra o legno riveste diverse funzioni a seconda quanto assegnatogli. Due grandi categorie possono essere identificate in altare operativo ed altare votivo. L’altare operativo è quello dove si svolgo diverse pratiche, celebrative e magiche, un luogo più dinamico che contemplativo.
L’altare votivo, per alcuni tabernacolo, è un luogo dove incontrare e far risiedere una determinata entità, presso cui svolgere preghiere dedicate e offerte in genere, ma anche petizioni. Qui l’agire viene quindi demandato al divino, in pratica si cerca intercessione per quanto ci necessita. Per altro un altare operativo può essere prettamente dedicato ad una divinità o un culto quindi rispondere ad entrambe le categorie.
Anche nella Wicca l’altare resta un punto di primaria importanza. Il corpo della strega stesso è l’altare rituale, ma in generale si riscontrano tutte le tipologie descritte in precedenza.
Si può dire quasi indispensabile o inevitabile l’altare operativo che ai minimi termini si riduce al Pentacolo, oggetto e luogo fisico che in esso rappresenta tutti gli elementi legati nello Spirito, la chiave quindi per il contatto o meglio la semplice attestazione del divino in ogni dove.
Spesso nella Wicca l’altare che chiameremo principale esprime già con la sua posizione diverse attinenze. Vi sono tradizioni che richiedono l’altare ad una specifica posizione, le più comuni: est, nord o centro. Ovviamente la posizione reca all’altare il significato della direzione corrispondente, ad esempio ad est esso è l’inizio, il sole nascente, l’illuminazione, il potere dell’Aria come atto creativo attraverso la parola. L’altare può comunque cambiare posizione anche nei riti di una tradizione proprio in funzione della funzionalità d’attinenza all’operazione da svolgere o anche solamente al periodo dell’anno.
L’altare di norma accogli effigi o attributi delle divinità, spesso rappresentati nella loro dualità Dea e Dio. Sono presenti spesso uno o più strumenti, per l’operatività da svolgere o ancora in pertinenza alle divinità scelte.
Specie nelle celebrazioni solari o lunari possono essere preseti diverse decorazioni che comunque attengono e rinforzano il tema scelto.
Trovo importante sottolineare che la presenza di luce e/o fiamma è in pratica inevitabile. Essa resta il simbolo della presenza del divino, il sacro fuoco dell’arte, la presenza dello Spirito. In molti rituali e per molti praticanti oltre l’altare principale vengono eretti gli altari alle Direzione a tema Elementale. La dove presenti si considera che questi altari siano ad arricchimento e sostegno alle chiamate e presenza dei Guardiani, Elementi, Elementali. Di norma questi altari sono ricchi di attributi in armonia con la corrispondente relativa.
Nella Wicca è facile riscontrare la presenza di: altari votivi, quelli agli antenati o ad una singola divinità che sono in assoluto quelli più comuni; altari operativi, focalizzati su un Elemento o una pratica come per gli altari di guarigione o di protezione.
Un altare può essere anche solo un panno o un pezzo di carta. La valenza non è data certamente dai materiali, dalle dimensioni o dal costo. L’edicole di santi cristiani sono un esempio di come anche solo un’immagine dipinta su un muro possa divenire sacra e ponte tra ordinario e divino. Lasciamoci alle spalle le limitazioni circostanziali, viviamo ed esploriamo a fondo l’esperienza a cui ci affacciamo.
Un altare assicura e promuove un luogo sacro. Devozioni ed ogni tipo di pratica, anche quella meditativa, ma svolta alla luce dell’altare, nutriranno il nostro piano astrale al meglio, arricchendo la
nostra esperienza e rinsaldando il nostro ponte tra i piani garantendo protezione e purificazione. L’altare offre quindi l’esperienza diretta dell’indagine del divino sul piano ordinario, lasciando proprio alla strega il compito ed il piacere di caratterizzare questo luogo in forme e colori, non solo per la scelta di oggetti o simili, ma specialmente attraverso la pratica volta in ed attraverso tale luogo.
 
Buon Lavoro.

Circle of Sand


martedì 17 maggio 2016

Llewellyn's Witches'

In questo post vi voglio parlare di alcuni utili prodotti  editi dalla Llewellyn dal nome Llewellyn's Witches'. Questa serie di pubblicazioni annuale è composta da un'agenda, un calendario e due almanacchi. Ma vediamoli più in dettaglio.

Il calendario è formato da una doppia pagina, la pagina superiore ha un un'illustrazione in tema con il mese affiancata poi da varie informazioni e spunti sul periodo in corso. La parte del datario presenta anche il lunario.

L'agenda , 16 mesi settimanale, ha in comune con il calendario la parte descrittiva generale del mese e le informazioni sulla luna, aggiunge però al suo interno altre informazioni e spunti, fra cui ricette culinarie e attività da svolgere associate alle festività. Questa agenda per alcuni anni è stata anche tradotta in Italia, in una rilegatura meno funzionale rispetto all'originale a spirale.
 
Gli almanacchi sono due:
Uno, Llewellyn's Witches' Companion, più incentrato su argomenti generali o nuovi punti di vista. Anche in questo volume è presente un calendario 16 mesi.
Metre il Llewellyn's Witches' Spell-A-Day Almanac è più incentrato sulla pratica e quindi presenta semplici incantesimi e semplici rituali da svolgere in accordo con il giorno preso in esame.
 
Il calendario e l'agenda hanno spesso la grafica di copertina realizzata dallo stesso artista e su tema simile, mentre Llewellyn's Witches' Companion ha una copertina che si discosta, pur rimanendo nel colorato.
Llewellyn's Witches' Spell-A-Day Almanac ha una grafica spesso più sobria che ricorda un qualsiasi libro.
Degli almanacchi esiste anche una versione digitale, per chi lo preferisse. 

Ancora non disponibili alla vendita, sono comunque prenotabili.

Tempesta




lunedì 2 maggio 2016

IL SECONDO CHAKRA: FUNZIONAMENTO, PROBLEMATICHE, TECNICHE DI RIEQUILIBRIO

Se il primo chakra cerca di trattenere e di creare una struttura, lo scopo del secondo è quello di lasciar andare e creare il flusso, il quale permette a un elemento di connettersi con un altro.
Il secondo chakra è localizzato nella parte inferiore dell'addome, tra l'ombelico e i genitali, ma racchiude l'intera sezione del corpo tra questi due punti; corrisponde al ganglio nervoso detto plesso sacrale: questo plesso si aggancia al nervo sciatico ed è un centro di movimento per il corpo; per questo motivo era spesso detto la sede della vita.
Il colore ad esso associato è l'arancione.
Elemento di questo chakra è l'acqua, perciò corrisponde alle funzioni corporee che hanno a che fare con i liquidi: circolazione e eliminazione urinaria, sessualità e riproduzione.
Questo punto è il centro della sessualità, così come delle emozioni, delle sensazioni, del piacere, del movimento, dell'affetto. In sanscrito il chakra è detto svadhistana, tradotto normalmente come “la propria casa”.






La chiarosensibilità è il senso psichico associato a questo punto: è la capacità di intuire l'emozione di altre persone (in altre parole l’empatia). Non sempre le persone empatiche riescono a riconoscere le emozioni che colgono dagli altri, ma il corpo e le azioni conseguenti vi reagiscono; altri ancora possono riconoscere le emozioni pur non comprendendo che la fonte si trova al di fuori di loro.
E’ connesso con la qualità dell'amore che la persona può provare per altri individui. Quando è aperto facilita lo scambio sessuale, il piacere fisico, se invece l’io lo blocca la sua energia sarà scarsa. Probabilmente questa persona non prova grande trasporto fisico, cerca di evitare rapporti e ne sminuisce l'importanza, cosa che produce sottoalimentazione di quell’area; inoltre esso non riceverà il nutrimento psicologico derivante dal contatto corporeo e dalla comunione con l’altro.
E’ anche il chakra che muove alla ricerca creativa del piacere materiale e quindi è preposto al godimento delle cose belle, all'arte, al piacere delle emozioni; la sua energia ci permette di dare espressione ai nostri sentimenti, di abbandonarci con fiducia agli altri, in generale alla vita; per contro è la sede di tutte le paure, i fantasmi e le fantasie negative legate alla sessualità in relazione con l'altro.
E’ un chakra molto importante, il cui corretto funzionamento può farci apprezzare la vita, rendendocela più facile e gradevole non solo nei rapporti con l'altro sesso, mentre un malfunzionamento può portare all'incapacità di goderne pienamente.
E’ anche legato al senso del gusto, al nutrimento e al rapporto con il cibo: il chakra arancione rappresenta la relazione con il piacere che riceviamo dal nostro corpo fisico; è strettamente legato alla pura sensazione e non all'idea di quello che si dovrebbe provare. Sebbene questo chakra sia legato alla nostra relazione con cibo e sesso, ci sono alcuni sintomi legati al cibo che non sono dipendenti da un suo malfunzionamento: per esempio, nella bulimia i chakra che causano il problema sono quello rosso, che è legato alla volontà della persona di farsi nutrire, e quello giallo, che provoca il rifiuto del nutrimento; chi ha blocchi piuttosto gravi nel primo chakra può avere disturbi sessuali anche se non è presente nessun problema in quello arancione; un altro esempio: negli uomini la prostata è controllata dal chakra rosso, ma se una persona sta attraversando un momento di grande insicurezza potrebbe avere problemi anche nella sfera sessuale; la situazione torna alla normalità quando il primo chakra viene guarito.
Se una persona ha provato una forte emozione, difficile da accettare, come un tradimento, questo evento potrebbe essere stato così traumatico da indurla a decidere a livello profondo di ignorare le resistenze troppo traumatizzanti per lei, in modo da non avvertire il messaggio del suo corpo; in questo modo spegnendo gli aspetti del secondo chakra.



Cinque segni del blocco del secondo chakra:
  1. sei tormentato dal senso di colpa e sei riluttante o restio a perdonare te stesso per gli errori passati; ti giudichi costantemente e pensi di non essere all'altezza se paragonato agli altri; tendi ad evitare la compagnia di persone che senti come più qualificate di te perché semplicemente stando intorno a loro ti senti inadeguato;
  2. hai un'autostima molto fragile che dipende fortemente dal giudizio degli altri, specialmente quelli che senti avere potere o autorità su di te. Questo spesso provoca una visione di te stesso come un martire che si sacrifica mettendo i desideri e i bisogni degli altri prima delle tue necessità, ma nel contempo rimugini silenziosamente risentimento verso di loro e autocritica verso di te;
  3. ti offendi facilmente, viene ferito o scombussolato dalle parole e dalle azioni delle persone che senti che non ti apprezzano; vai facilmente sulla difensiva e tendi a condannare gli altri se si comportano in modo diverso da quello che tu credi dovrebbero;
  4. non ti fidi del fatto di poter essere amato semplicemente per il modo in cui sei, invece cerchi continuamente di migliorare te stesso per diventare degno di essere amato dagli altri e da te stesso; credi di essere inadeguato e sei sempre in lotta per migliorarti e per acquisire nuove qualità e capacità;
  5. provi uno dei seguenti sintomi fisici frequentemente: problemi intestinali, infezioni del tratto urinario, dolore cronico alla parte bassa della schiena o squilibri del desiderio sessuale.


                             Cinque cose che puoi fare per rinforzare il tuo chakra:
  1. Il nostro valore non viene acquisito tramite le nostre azioni, ma è innato; noi meritiamo di esistere semplicemente perché siamo qui. Questo è vero per ognuno di noi. Siedi tranquillamente pensando a questo e lascia fluire liberamente quello che viene a galla dal profondo del tuo inconscio, senza trattenere né giudicare: ecco ciò che sta bloccando il secondo chakra;
  2. aggiorna la tua definizione di perdono per se stessi: perdonarsi è abbandonare l'idea che abbiamo bisogno di essere puniti per quello che abbiamo fatto; tutte le azioni hanno delle conseguenze, ma è meglio considerarle come maestri, non come giudici; lascia che le circostanze presenti ti insegnino e ti aiutino a fare scelte migliori in futuro. E’ il momento di smettere di punirsi per i propri errori, non è produttivo, non è necessario e blocca il chakra;
  3. fai la respirazione addominale: respirando con la parte bassa dell’addome, espandendo la pancia in tutte le direzioni; concentrati su questa zona, trattieni il respiro per qualche secondo, espira e trattieni di nuovo il respiro per qualche secondo. Continua per una decina di minuti almeno.
  4. gli esercizi per stimolare il secondo chakra comportano il movimento dei fianchi, della parte inferiore dell'addome. Pratica la posizione yoga illustrata in figura: inizia in piedi e ponendo le mani sui fianchi muovi il bacino in una direzione oraria, facendo un cerchio più largo possibile attorno alla linea centrale del corpo; respira naturalmente mentre ruoti per circa 20 30 secondi, poi inverti la rotazione e ripeti.

                                



  5. infine ricordo gli altri esercizi già consigliati per il chakra precedente: la visualizzazione del colore appropriato, in questo caso arancione, recitare il nome indiano del chakra, la pratica del reiki, il lavoro con l'elemento acqua, le affermazioni.

Immagina di sciogliere tutte le tensioni trattenute nei fianchi da anni di autocritiche. Man mano che l’autocritica ed il senso di colpa e di inadeguatezza vengono spazzati via, ricomincerai a sentirti libero di muoverti in ogni direzione; non solo fisicamente, ma mentalmente ed emotivamente.

Buon lavoro!

lunedì 25 aprile 2016

Beltane: Rituale Alternativo di Gruppo

“May it be a light to you in dark places, when all other lights go out” (J.R.R. Tolkien)

Beltane è il tempo della gioia, della passione per la vita e della spinta verso la realizzazione dei nuovi progetti nati ad Ostara. Tradizionalmente è una festa legata alla luce ed al fuoco.
In questo caso, tuttavia, ho scelto di concentrarmi su un altro aspetto. Ho preso spunto dall’esplosione di colori che la fioritura di questo periodo ci regala, fiori che peraltro sono usati insieme a nastri colorati per creare le tipiche coroncine di Beltane; vi propongo quindi un modo alternativo di celebrare questo sabba, tutto ispirato al colore.
Si tratta di un rituale pensato per una coven o comunque un gruppo di persone che lavorano insieme e condividono il loro percorso; l’effetto del rituale sarà quindi quello di creare e concretizzare uno strumento di gruppo, volto al benessere dei singoli considerati come parti di un tutto.
 
MATERIALE:
• Vernice liquida di vari colori, meglio se all’acqua o comunque atossica
• contenitori tipo barattoli o secchi
• acqua per diluire, se necessario
• un telo bianco
• supporti per fissarlo a parete
• una parete!
• un telo di plastica come protezione
 
SVOLGIMENTO
Prima di tutto allestiamo lo spazio: è meglio avere a disposizione un muro, anche in un giardino, per poter fissare il telo che andremo a dipingere, in modo che sia ben teso e non abbia pieghe. Tra il muro ed il telo in tessuto sarebbe consigliabile interporre un telo di plastica, in modo da non sporcare di vernice la parete che useremo come appoggio.
Apriamo la celebrazione come di consueto: purificazione dello spazio, creazione del cerchio, chiamata dei quarti. Invocazione alle divinità, anche semplicemente la Dea ed il giovane Dio cornuto.
Procediamo quindi con l’incanto vero e proprio: lo scopo è quello di concentrare e manifestare le energie vitali e festose tipiche di questo sabba. In un contenitore, mescoliamo acqua e un po’ di vernice (scegliendone la tonalità in base all’intento personale, quindi, ad esempio, blu per la serenità e la salute, arancione per l’allegria, giallo per l’ispirazione e la creatività - come dicevo, idee associate alle energie di questo sabba e rivolte al gruppo), quel tanto che basta perché il colore risulti carico e intenso. Su ogni secchio o addirittura dentro il liquido è possibile disegnare un’immagine che richiami e rafforzi l’intento, per esempio una o più rune (Wunjo per la gioia), uno smile, un simbolo planetario (Venere per l’amore e i divertimenti, Mercurio per i viaggi …).
Mettiamo tutti i secchi pieni al centro del cerchio e, prendendoci per mano (possibilmente) li carichiamo; solitamente ogni coven ha una tecnica preferita per questo passaggio, in caso contrario va benissimo girarvi attorno mentre si recita una frase adatta allo scopo o un canto di potere, per esempio:
“C’è un solo potere, Dio e Dea: perfetta verità, chiarezza e bene reciproco”, oppure la più tradizionale Runa delle Streghe.
Poi, a turno, ogni membro della coven prende un secchio e, concentrandosi sull’intento, ne lancia il contenuto contro il telo/parete, gridando nel contempo una parola chiave, come ad esempio: “gioia!”; si procede così fino a esaurimento; ovviamente ogni membro può esprimere più intenti.
Varianti nell’esecuzione pratica possono essere l’uso di palloncini (tipo gavettoni) al posto dei secchi, o anche le pistole ad acqua (riempite ovviamente di colore), o, per i più esperti, arco e frecce (si può in questo caso fissare un piccolo sacchetto con il colore sulla punta: visivamente, rappresenta ancora meglio il nostro intento -la freccia- che raggiunge l’obiettivo -il telo- e si manifesta -lo spargimento del colore).
Infine, seguiranno la libagione, il banchetto e la festa vera e propria. Ricordiamoci di ringraziare le divinità che abbiamo invocato, di congedare i quarti e di aprire il cerchio.
Il telo, una volta asciutto, potrà essere usato come “copertina” di coven durante gli incontri (per decorare l’altare ad esempio, o anche per coprire il pavimento, se si lavora scalzi) oppure, anche, essere custodito a turno da persone diverse: sarà un ottimo aiuto durante i periodi difficili e porterà tutta la luce e l’allegria di Beltane.
Benedizioni!

martedì 19 aprile 2016

La Purificazione - parte 3

1. La purificazione nel mondo greco-romano
Ritroviamo qui il tema della purificazione mediante intervento divino, e la includo in questa sezione solo per questo motivo; i miti greci sono pieni di riferimenti al fatto che gli Dei possano purificare gli uomini, o a purificazioni fatte in nome di quello o quell’altro dio. Spesso questa purificazione viene fatta in seguito a un crimine di qualche genere, si tratta quindi di un atto riparatore, allo scopo di proteggersi dalla collera vendicativa delle Erinni o della vittima stessa. Zeus in particolare dominava due settori importanti della vita: l’agricoltura e l’espiazione. Ma come avveniva quest’ultima? Sappiamo da Graves che «il metodo comunemente usato in Grecia per purificare chi si era macchiato di omicidio era sacrificare un maiale e, mentre l’ombra della vittima ne beveva avidamente il sangue, lavarsi in acqua corrente, radersi il capo per mutare il proprio aspetto e partire per l’esilio per un anno intero, in modo da far perdere le proprie tracce all’ombra assetata di vendetta. Finché l’omicida non si fosse così purificato, i vicini lo evitavano come iettatore e non gli permettevano di entrare nelle loro case e di consumare il loro cibo, per paura di essere coinvolti nelle sue sventure.»
Quindi da una parte c’è una sorta di sacrificio di “compensazione”, dall’altra un lavacro in acqua. L’uso dell’acqua per le purificazioni è una pratica comune a quasi tutti i popoli, principalmente a causa dell’associazione dell’acqua con la morte-rinascita, e con il concetto di pulizia. «L’immersione ha un profondo simbolismo. La purificazione per mezzo dell’acqua ha le stesse proprietà. (…) L’immersione equivale, sul piano umano, alla morte, e sul piano cosmico alla catastrofe (il diluvio) che scioglie periodicamente in mondo nell’oceano primordiale. Disintegrando ogni forma, abolendo ogni storia, le acque possiedono questa virtù di purificazione, di rigenerazione e di rinascita, perché quel che viene immerso in lei ‘muore’ e, uscendo dalle acque, è simile a un bambino senza peccati e senza ‘storia’.»
La mitologia greca ci parla di almeno due Dee che, mediante un bagno rituale, ogni anno restauravano la propria verginità: Afrodite ed Era. Anche le sacerdotesse di Venere ogni anno si immergevano nel mare e “ne riemergevano vergini”.
Nel libro delle opere e dei giorni Esiodo canta il rito dell’abluzione: nessuno osa offrire il vino a Giove o ad alcun altro degli immortali senza lavarsi prima le mani, altrimenti le sue preci non sarebbero ascoltate… Se il malvagio va al fiume senza lavarsi le mani, i numi si irritano contro di lui e gli suscitano contro i mali…
Era costume dei pagani mondare il corpo con le abluzioni nell’accingersi a sacrificare agli Dei superi. Ma per sacrifici in onore delle divinità infere era sufficiente l’aspersione, come leggiamo in Virgilio di Didone, nell’accingersi al rito in onore delle divinità inferiori: “Mia cara nutrice, pregate mia sorella Anna di affrettarsi a venire per aspergermi il corpo con l’acqua del fiume.” E nel passo in cui mostra Enea agl’inferi che porta il ramo d’oro a Proserpina, canta: “Enea occupa l’ingresso e s’asperge il corpo di acqua fresca”. E ancora, nel narrare del funerale di Miseno: “Lo stesso rispande tre volte l’acqua pura sui suoi compagni, aspergendoli d’una lieve rugiada con un fausto ramo d’olivo.”
Una purificazione che una volta tanto non coinvolge l’acqua ci è stata tramandata da Demostene; parlando di certi riti celebrati nell’Atene del IV secolo, dai fedeli di Sabazios, un dio tracio omologato a Dioniso, racconta che parte di questi rituali consisteva in una purificazione (catharmos) consistente nello sfregare gli iniziati con argilla e farina.
 
2.2 – La purificazione nell’antico Egitto
 Nell’antico Egitto, il sacerdozio richiedeva nel sacerdote chiamato a penetrare nel tempio determinate condizioni di purezza fisica. I templi egizi non erano aperti alle folle, erano luoghi in cui solo la casta sacerdotale poteva accedere, e le effigi sacre, nelle quali si credeva che gli Dei s’incarnassero – temporaneamente, ogni mattina – andavano sempre preservate con la massima cura e tenute lontane dalle impurità. Gli uomini che avevano accesso al tempio e vivere nelle vicinanze degli idoli dovevano rispondere a certe elementari condizioni di purezze fisica.
La parola stessa che designava la categoria più comune dei sacerdoti, purificati, ricorda le abluzioni iniziali che dovevano detergere gli officianti da ogni contaminazione: «Si lavano due volte ogni giorno con acqua fredda e due volte ogni notte.» (Erodoto, II, 37). Queste purificazioni si compivano nei luoghi sacri vicino ai templi: prima di prendere servizio al mattino, i sacerdoti scendevano sino all’acqua e si aspergevano copiosamente. Quando non c’erano laghi, ricorrevano a un bacino di pietra o a una vasca. Si lavavano anche la bocca, con un po’ di nàtron sciolto nell’acqua, in modo che, purificando la bocca, fossero purificate anche le parole che ne sarebbero uscite. Il simbolismo dell’acqua e dell’abluzione non ci è nuovo, abbiamo già visto come fosse importante praticamente per tutti i popoli.
Un altro dettame che accompagnava il sacerdozio era l’obbligo di rasarsi i peli del corpo, in primis i capelli, e secondo alcuni opinionisti dell’epoca, perfino le ciglia e le sopracciglia. La purezza esteriore, la semplice igiene, tanto apprezzata dai sacerdoti egizi, era vista come una manifestazione tangibile della purezza interiore.
Alcuni esempi di esigenze di rito (rito magico o rito religioso, è difficile distinguerli quando si parla degli Egizi) sono indicati come segue nel Libro della Vacca del Cielo, scritto in caratteri geroglifici nelle tombe reali del Nuovo Impero: «Se un uomo pronuncia questa formula per uso proprio, dev’essersi cosparso di oli e unguenti, deve avere in mano l’incensiere colmo d’incenso; deve avere dietro le orecchie natron di una certa qualità, mentre natron di una qualità diversa sarà nella sua bocca; dev’essersi vestito con due capi d’abbigliamento nuovi, dopo essersi lavato nell’acqua di una piena, aver calzato sandali bianchi e essersi dipinta sulla lingua, con inchiostro fresco, l’immagine della dea Maat [l’armonia universale].»
Altre precisazioni: «Si legga questa formula essendo puri e senza macchia, senz’aver mangiato carne di bestiame minuto né pesce, e senz’aver avuto rapporti con una donna.»
Quanto alla purificazione mediante fumigazioni, che riguardava probabilmente anche i luoghi, si sa che gli antichi egizi utilizzavano il ginepro fenicio per via delle sue proprietà purificanti, e bacche, rametti, legno e resina del ginepro erano fra gli ingredienti delle ricette del Kyphi – l’incenso egizio che veniva usato praticamente per tutto e in tutte le modalità.

2.3 – Popoli del Mediterraneo, del vicino Oriente e del medio OrienteA Creta si utilizzavano erbe come la salvia e la lavanda nelle fumigazioni per la purificazione. È massiccio l’uso dell’incenso in Arabia a scopi di purificazione su persone, luoghi chiusi (es. per purificare una casa in cui si andrà ad abitare) e anche su oggetti usati a scopo terapeutico, che riacquisteranno così l’energia originaria.
I musulmani ancora oggi devono lavarsi mani e piedi prima di entrare in una moschea (cosa che ricorda un po’ l’usanza cattolica di bagnarsi le dita nell’acquasantiera). Nell’antica Mesopotamia si utilizzavano sostanze aromatiche come incensi e fumigazioni, in particolare il cedro del Libano (il nome “Libano” deriverebbe dall’accadico lubbunu, “incenso”). Il legno e la resina di questo maestoso albero erano sostanze per fumigazioni di vasto impiego presso la civiltà mesopotamica. Il cedro del Libano, simbolo di forza, magia, energia vitale e immortalità, veniva utilizzato in innumerevoli occasioni: nei riti sacrificali e purificatori, durante le preghiere, a scopo terapeutico ecc.
È anche testimoniato l’uso del mirto, in particolare dell’olio di mirto, per l’unzione di sacerdoti e sacerdotesse del dio solare Shamash; a lui era attribuita questa pianta, simbolo di purezza e amore.
Per i Fenici, il rituale del sesso con le prostitute sacre (la pratica della ierodulia) era considerato un modo per connettersi al divino e quindi una forma di purificazione.
Per gli assiri, la protezione dei geni era di fondamentale importanza per contrastare l’attività negativa dei demoni; quando per qualche motivo l’azione protettiva dei geni veniva meno, i demoni avevano libertà d’azione. A questo punto doveva intervenire l’ashipu, cioè l’“esorcista-scongiuratore”, spesso coadiuvato da un clero minore composto da “purificatori” e “lamentatori”, che con le loro litanie aiutavano l’ashipu a scacciare le forze maligne. Questa non è una pratica, bensì una credenza: secondo la concezione iranica, le catastrofi hanno per scopo la purificazione del genere umano.
 
La purificazione nelle pratiche sciamanicheDa un libro molto interessante che analizza i vari sciamanismi del mondo, parlando dei punti in comune fra essi, ho tratto queste informazioni: «Prima di ogni seduta, bisognava però compiere una serie di ulteriori e specifici riti preparatori. Lo sciamano digiunava tutto il giorno, si lavava accuratamente, per esempio facendo un bagno turco, e generalmente si asteneva dai rapporti sessuali per non “disperdere energie”: questo tabù veniva motivato in questi termini dagli indiani dell’America meridionale. Inoltre bisognava purificare, per esempio con fumigazioni, l’ambiente nel quale si sarebbe svolta la seduta; gli Ostiachi (Hanty) della Siberia occidentale bruciavano a tal fine la corteccia di alberi resinosi.»
Esaminando poi il principale strumento degli sciamani di tutto il mondo, l’autore specifica anche che il tamburo oltre ad avere la nota funzione di indurre lo stato alterato di coscienza, serviva anche a chiamare a raccolta gli spiriti aiutanti, mentre “il rullo e lo scampanellio metallico degli oggetti che pendevano dal tamburo” scacciavano gli spiriti maligni. 
In Nord America, allo scopo di purificare la mente prima delle riunioni, delle celebrazioni, dei riti della capanna sudatoria o dei trattamenti terapeutici, veniva effettuata una semplice fumigazione cerimoniale: i partecipanti siedono in circolo attorno a un incensiere nel quale vengono bruciate erbe atte alla purificazione. Colui che guidava la cerimonia procede in senso orario di persona in persona e, ventilando con la penna, offre a ciascuno il fumo purificatore. Tenendo le mani appoggiate sul cuore ogni partecipante aspira il fumo e lo spinge dalla testa alle braccia e infine verso il suolo. La fumigazione ha lo scopo di purificare e rafforzare interiormente. L’incensiere viene poi spostato fuori dal cerchio, finché le erbe non siano spente. In questo modo il fumo e le sue energie eteree vengono donate anche al luogo in cui si svolge il rituale.
Si sa che i nativi americani facevano e fanno tuttora largo uso della salvia bianca nei rituali curativi, nella capanna sudatoria e in occasione di feste, per via del suo riconosciuto effetto purificatore; anche oggetti e luoghi vengono esposti ai suoi fumi. Per i rituali purificatori, si utilizzava anche una mescolanza di salvia, ginepro e gliceria (una pianta dall’effetto purificatore che è anche uno degli ingredienti delle miscele per le cerimonie della Sacra Pipa).
Molto importante è anche l’artemisia tridentata: oltre ad essere associata al coyote, l’artemisia tridentata ha una grande utilità, perché protegge dagli influssi delle forze maligne e dalle energie negative. La sua azione purificatrice ha effetto sul corpo, sullo spirito e sui luoghi. Il fondo della capanna sudatoria viene spesso cosparso di artemisia.

Nikker